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3 Febbraio 2020

I nomi dei colori

i nomi dei colori

i nomi dei colori

Nonostante si viva costantemente circondati dai colori, difficilmente ci poniamo domande complesse su di loro.

Magari sappiamo tutto su quella particolare tonalità che tanto amiamo, e forse sappiamo accostarli a regola d’arte.
Ci ricordiamo, ancora dalla scuola, la divisione tra colori primari e secondari.


E quasi sicuramente, amiamo vestirci con un particolare colore; quello che rappresenta meglio il nostro modo di essere, la nostra personalità.
Ci riempiamo la bocca ogni giorno con i loro nomi, distrattamente, come facciamo sempre con mille altre parole ma ci siamo mai chiesti da dove derivano? perchè si chiamano così? Quale storia si cela dietro il loro nome?
Io l’ho fatto e ho iniziato a ricercare più informazioni possibili.
Quello che ne è risultato è stato un viaggio vero proprio, verso confini che ancora non vedo.
Ci sono colori i cui nomi parlano di una storia lunga secoli e secoli, altri sono più semplici ed intuitivi ma quasi mai scontati.
Ad esempio l’Azzurro “carta da zucchero” ha un nome che riporta già in parte la sua storia.
Devi sapere, infatti, che fino alla metà del 1900, lo zucchero veniva venduto sfuso, a peso, e consegnato avvolto in una carta dal tipico colore azzurro.
Veniva usata colorata per camuffare le imperfezioni della carta, che non era certo di ottima qualità; senza contare che quel colore, permetteva di tenere lontani insetti sgraditi come le mosche!
Più complessa e ricca di particolari è invece l’origine del nome Arancione e Arancia.
Se pur la coltivazione delle arance fosse largamente diffusa in Sicilia da molti secoli, fu solo a causa dell’esportazione di questi frutti dalla Cina verso L’Europa, da parte dei portoghesi che si pose l’annoso problema del suo colore e quindi anche del suo nome.
Se ci pensi bene, ancora oggi ne portiamo il segno. In quale modo?
Ogni qualvolta parliamo di :” capelli rossi”, “pesci rossi”, “gatti rossi”; tutte espressioni in uso quando l’Arancione era solo una sfumatura del rosso..
Alla fine, si optò per la forma indoeuropea, diffusa principalmente in Persia: “Nāranğ.
La strada verso il nome che tutti abbiamo imparato a pronunciare fin da piccoli, fu breve grazie soprattutto ai veneziani che vendettero questi frutti nei loro mercati con il nome ormai mutato di ” Naranze”.
Con il passare del tempo, il nome si fece sempre più commestibile tramutandosi in “Narance” prima e nel nostro più famigliare “Arance” ( o se riferito al colore “Arancione”) dopo.
L’origine del nome Ciano, invece, è antichissima. Alcuni studiosi lo fanno risalire all’antica grecia dove, per gli antichi, Cyanos ( che significa blu scuro ) era il colore della sofferenza, della malattia; da qui pare abbia origine il termine “Cianotico”.
Il Grigio discende, invece, dal proto-germanico grisja, gris, ed indicava la mescolanza ottenuta dal nero con il bianco. Questo termine, solitamente, veniva usato per indicare la colorazione che prendevano le piume e i capelli. A conferma di tutto ciò, possiamo notare che questo significato è riflesso, ancora oggi, nel moderno vocabolo tedesco greis, “vecchio”.

Per risalire alla nascita del Vermiglione, dobbiamo scomodare i latini e soprattutto il mondo dell’entomologia; perchè esso deriva direttamente dal latino “vermiculus” ( piccolo verme)
e indica proprio un piccolo insetto ( la Cocciniglia), da cui si estraeva il colorante.
Questo “vermiculus” veniva chiamato anche chermes o carmesinus. nomi dai quali derivano anche i colori Cremisi e Carminio (anche se alcune fonti lo fanno derivare dal fiume Minus in Spagna). Il nome Chermes viene usato ancora oggi nell’ambito della pasticceria, ad indicare, per l’appunto, il liquore Alchermes, dall’arabo al-kirmiz (Cocciniglia).
Alcuni studiosi, fanno risalire il nero, al latino “nigrum”: “nero”, “scuro”, “cupo”, e in senso figurato “tetro”, “sfortunato”, “cattivo”. Altri invece, riscontrano un’assonanza con il greco νεκρός (nekrós), “morte”.
Il rosso scarlatto, come il Vermiglione, deve il suo nome ad un animale; questo termine deriva dal persiano “saqirlat” o dal latino “astacus”, granchio, da cui si estraeva il pigmento.
Sempre parlando delle tonalità di rosso, è d’obbligo citare il Magenta.
questo colore, fu creato nel 1859 da François-Emmanuel Verguin, ossidando l’anilina. Fu poi ribattezzato con il termine che tutti oggi conosciamo, in onore della battaglia di Magenta, per ricordare il sangue che fu sparso.

 

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Elena Fodera
Elena Fodera
Sono stampatrice d’arte, amante degli inchiostri, dei colori, delle antiche ricette d’arte e anche del cioccolato. Incido e stampo matrici ottenute dal legno, dal rame e dallo zinco attraverso tecniche che risalgono al ‘400 ed alla pressione di un torchio calcografico che si chiama Ernesto.

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